Pubblichiamo una lettera inviataci da Cuba da un italiano che vive là
Dio è morto a Cuba
Quattro mesi senza che arrivi una goccia di petrolio, per volere degli Stati Uniti.
Cuba è al buio. Io stesso vivo al buio. Ed è il minimo.
Uno dei pochi svaghi che mi permetto è un daiquiri a mezzogiorno, quando c'è ghiaccio, a Casa Granda, centro di Santiago.
Mentre gli ospedali fanno miracoli per andare avanti, per curare soprattutto vecchi e bambini e garantire le emergenze. Uno sforzo disumano, perché spesso mancano le medicine. Ora dopo il Venezuela anche la Colombia, paese solitamente amico, ha voltato le spalle a Cuba.
Il nuovo presidente Abelardo de la Ispriella ha rotto le relazioni diplomatiche col governo cubano. Senza una motivazione. Solo per ordine di Trump. Per continuare a strangolare un popolo, già vessato da un Bloqueo disumano che dura da quasi 70 anni.
Qua oramai si cucina col carbone, con la legna, perché non c'è gas. Per Internet bisogna approfittarne quando c'è corrente.
Se Dio è morto a Gaza, e da tante altre parti, sta morendo anche a Cuba.
Nell'indifferenza generale. La solidarietà, quella delle parole, non basta più.
Nonostante questo le famiglie tentano di vivere ugualmente: nei compleanni, nelle ricorrenze, dove si può fare festa. Col poco che hanno.
Un esempio di resistenza che ha pochi eguali al mondo.
Buona domenica a tutti, scusandomi per il ritardo.
Argentino Tellini da Santiago di Cuba, lunedi 17 agosto 2026